UN TEMPO ERA LA FAME, OGGI LA DIETA

Gli studi e ricerche sulla Dieta Mediterranea (modello nutrizionale studiato approfonditamente dal fisiologo statunitense Ancel Keys ), ci portano agli anni cinquanta del secolo scorso ma altrettanto interesse si ha nel conoscere come mangiavano i nostri,avi nel primo novecento,

Gli studi e ricerche sulla Dieta Mediterranea (modello nutrizionale studiato approfonditamente dal fisiologo statunitense Ancel Keys ), ci portano agli anni cinquanta del secolo scorso ma altrettanto interesse si ha nel conoscere come mangiavano i nostri avi nel primo novecento, quando in campagna vigeva la famosa
mezzadria marchigiana ed il periodo era caratterizzato dalla guerra, diffusa povertà e frequente mortalità infantile. Se andiamo a leggere qualche scritto dell’epoca o anche i compiti degli alunni con le interviste
ai nonni su come vivevano e cosa mangiavano da bambini, constatiamo che il loro problema era soprattutto
la malnutrizione, carenze di vitamine, di proteine e sali minerali mentre oggi gran parte delle malattie sono legate allo stato di ipernutrizione. Bisogna tuttavia fare attenzione poiché molti scritti dell’epoca si limitano a descrivere il mangiare dei ricchi mentre la maggior parte delle famiglie in difficoltà mangiavano quello che avevano o che
trovavano.Più che pasta asciutta, la tavola era piena di minestre e zuppe, la carne era del giorno festivo
e limitatamente agli animali di bassa corte (conigli e polli); le erbe trovate o dell’orto erano presenti a pranzo ed a cena, il pane fatto in casa a partire dalla farina del proprio grano e mais. La proteina, quasi sempre di origine
vegetale (fagioli, ceci, piselli, lenticchia, ecc.) era molto rappresentata tra gli alimenti tipici ed autoprodotti
come pure le frittate e le uova del proprio pollaio. Ma la cucina si realizzava sempre con un occhio al piatto ed uno al portafoglio, poiché la vergara per  acquistare alcuni generi di cui aveva bisogno (sale, zucchero,
sardine, ecc ), vendeva parte delle uova, pelli e conigli, polli, camomilla, semi di sulla di crocetta e di
zucca. La pasta asciutta o in brodo, era prodotta dalle donne che così abituate, erano capaci di “ammassare
li taccù” senza uovo. Alla sera era frequente un pancotto con l’uovo a volte sostituito da un fusticino di salsiccia con tanta cicoria trovata per contorno. Nelle migliori famiglie non mancavano gli insaccati realizzati  dall’allevamento casalingo del maiale,anche se in buona parte servivano per particolari lavori (mietitura, trebbiatura, vendemmia) che sovente impegnavano personale esterno alla famiglia come scambio
di manodopera. Si consumavano molti cibi ricchi in grassi saturi come il lardo di maiale mentre i dolci erano tipici delle grandi feste, la frutta era quasi sempre presente (mele, pere, fichi) essendo spesso prodotto di stagione della terra che coltivavano. I nostri avi non possedevano molte conoscenze sulla salute e quindi non sapevano di soffrire di diabete o ipertensione, all’epoca i magri erano i malnutriti che se la passavano male mentre i cicciottelli
erano quelli pieni di salute. Tante cose non andavano ma non mancavano le positività: – si cibavano con prodotti freschi e di stagione; – conoscevano bene la filiera del cibo poiché loro producevano gli alimenti;
– mangiavano meno di noi in considerazione del minore benessere generale;
– impegnati nel lavoro fisico,erano quasi sempre in movimento.

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