Marche, si frange il primo olio Igp.

Dopo la concessione del marchio a fine settembre, arriva la prima produzione a indicazione geografica protetta della regione. Uno strumento fondamentale per la promozione sui mercati esteri

Con la campagna oleicola 2017 prendono il via le prime frangiture certificate Igp Marche.

Infatti dopo un percorso ventennale, quest’anno le Marche, il 20 settembre scorso, hanno ottenuto l’Indicazione geografica protetta dall’Unione europea, e così quelli di quest’anno saranno i primi oli Igp, sia monovarietali che multivarietali, della regione.

Un settore quello dell’olio marchigiano che copre l’1% della produzione nazionale, con 25.458 aziende agricole, di cui 1.474 biologiche, con una produzione media tra i 250 e i 350mila quintali di olive e 35 e 50mila quintali di olio.

Un comparto caratterizzato dall’alta qualità del prodotto, dove era già riconosciuta la Dop Cartoceto, a cui ora si affianca l’Igp che coinvolge il 76% della superficie regionale e le principali aree olivicole marchigiane.

La campagna in atto, seppur non entusiasmante dal punto di vista quantitativo, a causa delle anomalie climatiche e della siccità, promette bene sotto l’aspetto qualitativo, grazie all’assenza quasi assoluta della mosca dell’olivo che lo scorso anno ha creato seri problemi alle produzioni locali.

Attualmente sono pervenute 68 richieste di adesione per la certificaizone Igp all’autorità pubblica di controllo dell’Assam, l’Agenzia regionale per i servizi agricoli.

Gli operatori che hanno fatto richiesta ricoprono ruoli diversi nella filiera oleicola: la certificazione chiesta riguarda così 106 attività tra olivicoltori, frantoiani, confezionatori e intermediari.

Ora sono ancora in corso le ispezioni di verifica al disciplinare e risultavano iscritti al 27 ottobre, 23 olivicoltori, 19 frantoiani e 22 confezionatori.

La certificazione acquisita non cambia la qualità dell’olio marchigiano, che è già di ottima fattura, tanto è vero che gli stessi veneziani della Serenissima dicevano di non miscelarlo con altri oli, ma consente di raggiungere i mercati internazionali dove la qualità deve essere certificata.

Il marchio, come ha continuato a spiegare l’assessore, favorirà l’olivicoltura regionale perché stimolerà nuove opportunità di reddito.

E in questa ottica si inserisce la scelta del Psr che prevede la concessione di 400 euro aettaro per gli oliveti con cultivar Igp, che va nella direzione di incentivare le aziende a investire nella qualità.

Il disciplinare di produzione prevede, infatti, la presenza di dieci varietà autoctone di olivo,oltre a Leccino e Frantoio che, pur essendo a diffusione nazionale, sono considerate di uso consuetudinario nel nostro territorio in cui sono presenti da oltre un secolo.

L’Igp Marche è quindi una grande espressione del patrimonio di biodiversità olivicolamarchigiana, estremamente ricca e variegata, producendo un olio che deve possedere caratteri qualitativi importanti, come bassa acidità, inferiore allo 0,4%, un elevato numero di polifenoli, superiori a 200 mg/kg, e un contenuto in acido oleico medio-elevato, superiore al 72%.

 

Fonte: Regione Marche, Agronotizie

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