IL RITORNO DI UN CAV CHE SCEGLIE (PURTROPPO…) LA LINEA “FORZA MERKEL

SPERIAMO DI AVER CAPITO MALE…COMPRENSIBILE E GIUSTIFICATISSIMO IL SUO DESIDERIO DI ESSERE RILEGITTIMATO, MA NON CONSEGNANDOSI/CONSEGNANDOCI A BERLINO.

Silvio Berlusconi è tornato, e personalmente gli invio sinceri auguri.

Sia nella breve stagione in cui (essendo perfino ascoltato su Imu, Equitalia e altro…) ho potuto collaborare con lui, sia nella stagione del dissenso (l’uscita da Forza Italia di tanti amici, insieme con Raffaele Fitto e con me, ai tempi di un Nazareno e di un renzismo che non ci piacevano), ne ho potuto apprezzare la forza, la resistenza, la “resilienza”, come si dice ora. E quindi la sua tenacia non mi sorprende, anzi mi lascia umanamente ammirato.

Purtroppo però il discorso che ha tenuto a Fiuggi non mi ha affatto convinto. Lo dico senza polemica e senza asprezze, ma con lo spirito di aprire una discussione che aiuti il centrodestra a ritrovare una bussola non solo per i prossimi mesi, ma per gli anni che abbiamo davanti.

A Fiuggi, il Cav ha scelto una linea che si potrebbe riassumere così: “Forza Ppe, Forza Merkel, Forza Europa”. Con ampi passaggi dedicati all’opportunità – secondo Berlusconi – di una politica fiscale unica europea (oltre a difesa e politica estera comune) e a un costante richiamo al “ci vuole più Europa”.

Ecco, detto in estrema sintesi: a mio modesto avviso, questo approccio è esattamente il contrario di ciò che serve all’Italia. L’omogeneizzazione fiscale – in particolare – sarebbe l’anticamera di un pilota automatico definitivamente consegnato a Berlino-Parigi-Bruxelles.

Ora, non farò battute sulla Merkel inopinatamente divenuta, con il passare degli anni, una (ehm…) signora di gran fascino.

E comprendo bene il giustificatissimo desiderio di Berlusconi di essere rilegittimato. Non ho cambiato idea sulla inaccettabilità della legge Severino come norma retroattiva, e dunque il Cav ha tutto il diritto a vedere riconosciute le sue ragioni.

Ma da qui a consegnarci a Berlino ce ne corre…Anche perché i signori a cui oggi si appella (a partire dal Ppe) sono gli stessi del “colpo di stato silenzioso” denunciato nel 2011, quando un governo italiano legittimo (buono o cattivo che fosse) è stato sostituito da una “junta” alla sudamericana proprio per volontà europea.

Denunciare quel vulnus alla democrazia e insieme affidarsi a chi lo progettò ed eseguì contro l’Italia è un’acrobazia logica e politica vivamente sconsigliabile.

A meno di ridurci come Tsipras, che, dopo una prima campagna elettorale all’insegna della ribellione, si è trasformato nel più docile e obbediente esecutore dei desiderata europei. E’ questo che si immagina per l’Italia? Lecito sperare che non sia così…

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