SI PUÒ VERAMENTE MORIRE DI PAURA?

“Può ascoltarti, può osservarti, e vuole ucciderti”.

Può ascoltarti, può osservarti, e vuole ucciderti”. Con questa inquietante premessa vienepresentato “Bedevil – Non installarla”,l’ultimo film dei creatori di “Final Destination”,i fratelli Abel e Burlee Vang, uscito nelle sale italiane il 28 giugno. Il lungometraggio inizia con il misterioso omicidio di Nikki (interpretata da Alexis Zall), una ragazza che, come successivamente rivelerannoi suoi amici, nel periodo immediatamente antecedente alla morte si era isolata in un cupo silenzio del quale nessuno conosceva le motivazioni. Poco dopo la cerimonia funebre, gli amici di Nikki ricevono sui propri cellulari un invito, proveniente dal telefono della defunta, a scaricare una misteriosa applicazione chiamata Bedevil, dalle funzioni simili a quelle di app come Siri. Alice (interpretata da Saxon Sharbino), migliore amica di Nikki, inizia per prima ad utilizzare l’applicazione; comincia però ben presto ad avere visioni che la sconvolgono, a fare sogni inquietanti, e a confondere la realtà con quelle che tutti credono essere delle allucinazioni dovute al dolore per la perdita di Nikki. In seguito, tuttavia, anche i suoi amici inizieranno, uno dopo l’altro, a subire gli effetti dell’applicazione: ognuno di loro verrà infatti perseguitato dalle proprie peggiori paure, proiettate in spaventose visioni che si riveleranno essere più allarmanti e reali di qualsiasi allucinazione. Il film si serve dunque di quella che oggigiorno è divenuta, per necessità ma anche per svago, una compagna inseparabile per tutti: la tecnologia. Se nei primi anni del 2000 la persecuzione da parte di entità paranormali avveniva attraverso delle cassette (come nel caso della trilogia di “The Ring”), e una decina d’anni fa si perpetrava attraverso misteriose telefonate (ricordiamo “Chiamata senza risposta”, remake di “The call – Non rispondere”), adesso il mezzo è un’applicazione invadente, provvista di tante funzioni utili quanto minacciose. In altri casi possiamo parlare di social network (come nel film “Friend request – La morte ha il tuo profilo”) o di servizi di messaggistica e videochat (come in “Unfriended”, mockumentary ambientato su Skype), ma il perno è sempre lo stesso: la tecnologia, con cui stiamo in contatto ogni giorno, che è partecipe delle nostre vite e che è divenuta indispensabile nel quotidiano, da fedele compagna e risorsa si trasforma qui in una maledizione dalla quale non si può sfuggire, se non attraverso la morte. Come una sorta di Mr. Hyde del mondo virtuale, l’app Bedevil tormenta i protagonisti mettendoli di fronte alle loro paure più radicate, un po’ come anche accade in “The hole”, dove pure i protagonisti devono affrontare e sconfiggere i mostri che li hanno terrorizzati nell’infanzia. Per quanto come idea possa sembrare banale e ripetitiva, in realtà l’applicazione che diviene strumento per una persecuzione demoniaca non è del tutto vuota e priva di fondamenti. Il mondo virtuale è difatti innegabilmente circondato da quell’alone di mistero che accompagna la soffocante consapevolezza di non poter mai sapere davvero cosa o chi si nasconde dietro lo schermo; non si può controllare né conoscere appieno il web, il quale però ci controlla e ci monitora costantemente; e su questa sottile e strisciante inquietudine di ciò che non è sotto la nostra totale giurisdizione si sviluppa la trama di “Bedevil – Non installarla”, la cui idea di fondo non è neppure dissimile da quella di film quali “Kairo” e “Pulse”, in cui il protagonista è un misterioso sito web. Dunque cambia il mezzo, ma non la sostanza: quegli stessi strumenti di cui ci fidiamo più o meno incondizionatamente e ai quali in taluni casi affidiamo la nostra stessa esistenza, rendendoli un surrogato della vita stessa (esasperato ma fortemente esemplificativo il caso di “Suicide Room”), in film come “Bedevil – Non installarla” diventano spaventosi nemici, ingestibili, totalmente fuori controllo e perciò fortemente temibili, per difendersi dai quali i protagonisti possono affidarsi soltanto alla propria intelligenza, rivalutando tutto ciò in cui credevano precedentemente.

Potrebbe piacerti anche Dallo stesso autore