Sindacati e flessibilità?

I sindacati si impossessano della festa del lavoro

Spesso avviene che il primo di maggio i sindacati si impossessino della festa del lavoro. Intuibile anche perché investano tante risorse nel “concertone”, lo capiamo: grazie alla retorica viene garantito il lavoro. Il loro, quello dei sindacalisti.
Vi racconto qualche motivo per cui non ci sarebbe stato nulla da festeggiare.

– I sindacati sono abbastanza “forti” sul lavoro dipendente soprattutto nella pubblica amministrazione (uno su due è iscritto), ma debolissimi sui giovani. In Italia la disoccupazione giovanile è più alta della media europea (1,9 milioni di giovani tra i 25 e i 34 non ha lavoro, pari al 26 per cento contro una media europea del 15 per cento), e i nuovi lavori (atipici) hanno tassi ridicoli di sindacalizzazione. Secondo uno studio universitario il 94% dei giovani, di un campione rappresentativo di studenti (15-20 anni), non sa cosa sia il sindacato e il 75 per cento ha escluso il proprio impegno diretto in uno di essi. Il nuovo mondo del lavoro non parla la lingua della Camusso.

Cercando tra i numeri ufficiali sui siti dei tre principali sindacati si evidenzia il loro inesorabile declino: ogni anno è un’emorragia di iscritti. Nei dati dichiarati (visibili il 2015 per la CGIL e 2016 per CISL e UIL) . La Camusso nel 2015, avrebbe perso 700mila iscritti e su un totale di 5,4 milioni circa la metà sono pensionati.
La Cisl (dati 2016) ha 4 milioni di iscritti di cui poco meno della metà pensionati (1,8 milioni). La Uil (dati 2016) ha 2,2 milioni di iscritti, di cui attivi solo 1,36 milioni. In sintesi, i tre sindacati perdono ogni anno consenso e circa metà dei loro iscritti non lavora.

Clamorosi sono stati, poi, negli anni i fallimenti nel proteggere le categorie che avrebbero dovuto essere più protette.
Nel 2010, il caso Pomigliano: la frattura tra Cgil e Cisl e Uil sul referendum Marchionne. Landini (Cgil) diceva che i due sindacati avversari si comportavano da sindacati gialli collusi col padrone. Il referendum alla Fiat di Pomigliano alla fine passò. Oggi la FCA ha ripreso ad assumere, fare investimenti.
Nel 2016 il caso Almaviva. Il giudice del lavoro con una sentenza ha scritto che le divisioni all’interno della Cgil hanno cagionato la rottura della trattativa con l’azienda e il licenziamento di 1.666 dipendenti.
Nel 2017, caso Alitalia. I tre sindacati confederali hanno sponsorizzato un referendum, che la stragrande maggioranza dei dipendenti ha bocciato, avviando l’azienda verso l’amministrazione straordinaria.
Ma allora chi rappresentano davvero Cgil, Cisl e Uil? La Camusso ha dichiarato,il primo maggio del 2017 sul Fatto Quotidiano: «la gente non è più rassegnata alla flessibilità». Purtroppo la verità è che la gente, i giovani, i lavoratori contemporanei conoscono molto bene….la flessibilità….

I dirigenti sindacali, al contrario, non la conoscono : nascono vivino e finiscono la loro carriera nel sindacato, o in uno scranno parlamentare.

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