6 Aprile 2009 – Terremoto dell’Aquila.

Alle 3:32 di lunedì 6 aprile del 2009 si aprì una profonda ferita nel cuore geografico dell’Italia e nella memoria collettiva, che a distanza di anni dal disastro è ben lungi dal rimarginarsi.

309 morti e migliaia di sfollati Oltre 1500 feriti e quasi 300 scosse in 48 ore. Il sisma colse nel sonno migliaia di persone radendo al suolo case, monumenti, edifici storici, ospedali, università. 

Erano le 3.32 del mattino del 6 aprile 2009, quando una scossa di magnitudo 6,3 sprigionò tutta la sua potenza a L’Aquila e nei centri abitati vicini. Una catastrofe che colse nel sonno migliaia di persone radendo al suolo case, monumenti, edifici storici, ospedali, università. 309 morti e migliaia di sfollati Molti non fecero in tempo ad accorgersi del pericolo e fuggire in strada. Il bilancio finale sarà un bollettino di guerra: 309 morti, 1.600 feriti e 80 mila sfollati. Per tutta la notte e nelle settimane seguenti la terra continuò a tremare. Nelle 48 ore dopo la scossa principale, si registrarono altre 256 repliche, 150 nella sola giornata di martedì 7 aprile. L’epicentro fu individuato a 8 chilometri di profondità e a circa poco più di un chilometro dal centro dell’Aquila. L’intero Centro Italia ha traballato, scosso dall’immane forza del sisma che ha devastato soprattutto l’Abruzzo ma che si è avvertito a Roma (perfino le Terme di Caracalla subirono lesioni), fino a Napoli. Una città spettrale Alle prime luci del mattino del giorno seguente L’Aquila era sfigurata: diversi edifici monumentali e civili crollarono, tra cui la Casa dello Studente e il Palazzo della Prefettura. Gravemente danneggiati anche l’università dell’Aquila e l’ospedale San Salvatore. Oltre 10 miliardi di euro i danni stimati. Il patrimonio storico-artistico, di cui era particolarmente ricca la città, era ferito a morte: tutte le chiese furono dichiarate immediatamente inagibili per lesioni o crolli importanti assieme a palazzi storici come il Forte spagnolo, uno dei simboli della città. Il sisma colpì duramente anche l’impianto produttivo e il tessuto imprenditoriale aquilano: molti negozi e attività commerciali chiusero. Colpite anche le aziende del polo tecnologico elettronico. Quello fu considerato il quinto terremoto in ordine di potenza fin allora avvenuto. In ricordo delle vettime ieri notte si è svolta una fiaccolata di commemorazione e di protesta per quello ancora deve esser fatto in quelle zone.

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