R i d u r r e, R e c u p e r a r e e R i c i c l a r eDiminuire lo spreco per aumentare le risorse.  di Marino Felicioni 

 Da alcuni giorni in Francia è entrata in vigore una legge che punisce lo spreco alimentare come reato; essa prevede sanzioni per evitare la distruzione volontaria delle derrate alimentari ancora consumabili e rende obbligatori gli accordi tra supermercati di medie e grandi dimensioni ed organizzazioni caritative. Anche l’Italia stimolata da Expo 2000, sta facendo un passo avanti sul tema grazie ad una norma che ha semplificato le procedure burocratiche e facilitato la donazione degli alimenti alle onlus. Tuttavia, in un anno quasi 8 miliardi di euro di cibo non viene consumato e finisce in pattumiera, lo stesso frigorifero non sufficientemente controllato, fa buttare nell’immondizia circa 500 euro all’anno per famiglia.Se Francia, Australia e Sudafrica, sono vere nazioni all’avanguardia su questo tema, altre come Arabia Saudita ed Emirati Arabi, sono lungi dall’organizzarsi per combattere con razionalità lo spreco alimentare. Ogni anno nel mondo si getta circa un terzo del cibo mentre in molte regioni si piange per la fame, quindi perdiamo quello che potrebbe sfamare gli abitanti della terra e contemporaneamente si genera un enorme danno dal punto di vista ambientale (gas serra, carbonio da rifiuti, ecc.).
C’è molto da fare e come asserisce Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, “occorre studiare meglio cause e comportamenti dei consumatori” per pervenire ad una migliore prevenzione dello spreco. Purtroppo in molti casi si parla troppo di recupero e riciclo mentre il problema va affrontato anzitutto per ridurre al minimo l’eccedenza ed i resti; un po’ come per la carta, se avvolgo tre volte il prodotto acquistato triplicherò l’onere dello smaltimento.Quindi il problema va studiato in origine alla sua creazione senza ridurre tutto al recupero dello spreco, dello scaduto o dell’eccedenze; non dobbiamo comprare ciò che non piace, non acquistare più di quanto mangiamo, conservare in modo razionale i prodotti che servono per più giorni (cipolle, patate, frutta e verdura), non fare troppi scarti dalla pulitura delle verdure, leggere attentamente la scadenza dei prodotti prima di acquistarli, ecc.. Non guasta se in famiglia come a scuola si fa educazione al tema, non viziando i ragazzi, acquistando sempre l’utile e poche volte il superfluo, riducendo il vizio di gettare via e soprattutto imparando a mangiare tutto quello che è nel piatto. Come si diceva, per eliminare lo spreco bisogna giocare d’anticipo, non diventando preda delle super offerte che spesso finiscono per farti acquistare qualcosa che hai già in frigo, fare una spesa consapevole formando una lista di prodotti dopo aver verificato bene quanto si ha in casa ed un’altra memoria funzionale al menù che si dovrà preparare. Inoltre, non dimentichiamo che molte volte gli avanzi possono divenire la base per creare nuovi piatti e gli stessi scarti debbono insegnarci a non sbagliare di nuovo secondo il motto “sbagliando s’impara”. In merito al recupero, gli esempi da seguire sono tanti, quello dettato dalle nuove norme francesi è apprezzabile in toto perché per le imprese diventa più economico donare che sprecare, buono anche il progetto Family Bag attuabile in ogni ristorante ove si può chiedere un igienico contenitore per portare a casa le pietanze non consumate all’interno del locale (una vecchia ed apprezzata usanza in voga nel vicino Abruzzo).

 

 

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