I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: PER SAPERNE DI PIÙ. di Sara Capriotti

  Sempre più frequentemente si sente parlare di Disturbi del Comportamento Alimentare. Al giorno d’oggi ormai siamo quasi tutti al corrente di cosa voglia dire soffrire di un DCA: anoressia, bulimia, obesità psicogena.. sono tutti termini entrati a fare parte del nostro linguaggio corrente. Sono però ancora molti gli equivoci che ruotano attorno alla moderna concezione di questa malattia. Ma andiamo con ordine.

Cosa intendiamo anzitutto con il termine DCA?

I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono l’anoressia, la bulimia e l’obesità psicogena. Si tratta di malattie gravi che si servono del corpo per esprimere una sofferenza profonda. Chi soffre di anoressia riesce con enorme fatica a non mangiare, pur essendo il proprio corpo ormai ridotto all’osso, sfidando ostinatamente l’istinto stesso di sopravvivenza. La bulimia invece è la manifestazione di un profondo vuoto dentro di sé che ci si illude possa essere colmato con il cibo. In breve tempo la persona sviluppa nei confronti di quest’ultimo una vera e propria dipendenza, che la costringe a ingerirne enormi quantità per poi escogitare pericolose condotte di eliminazione. Nell’obesità psicogena, diversa dall’obesità dovuta a disfunzioni metaboliche, l’adipe costituisce una sorta di barriera che protegge dalle emozioni, dagli affetti e dalle relazioni con gli altri.Quali sono gli equivoci più frequenti sui DCA?

NON SI TRATTA DI MALATTIE DEL CORPO.

In tutti i disturbi alimentari, il corpo diviene il teatro di una sofferenza interiore che le parole non riescono a dire. Non dobbiamo tuttavia commettere l’errore di pensare che l’anoressia, la bulimia e l’obesità psicogena siano malattie del corpo. Il soggetto anoressico, bulimico o obeso non sta male perché ha un cattivo rapporto con il cibo, ma ha un cattivo rapporto con il cibo perché sta male.

NON È SUFFICIENTE LA SEMPLICE FORZA DI VOLONTÀ PER RICOMINCIARE A MANGIARE/SMETTERE DI VOMITARE/SMETTERE DI ABBUFFARSI.

Nei DCA come si è detto il cibo riveste una funzione ben precisa che permette al soggetto di esprimere attraverso il corpo un forte disagio. Le motivazioni possono essere molteplici e vanno rintracciate nella storia personale e nelle dinamiche familiari della persona che ne soffre, in cui spesso si evidenziano delle difficoltà a separarsi dal desiderio genitoriale o ad affrontare perdite affettive importanti, a superare abbandoni o esperienze traumatiche. Quindi in ogni caso, che sia nella sua assenza o nel suo eccesso, il cibo costituisce una vera e propria sostanza di “abuso” che permette alla persona da un lato di esprimere sofferenza, e dall’altro di “reggere”, di tenersi in piedi, sebbene in modo del tutto disfunzionale (proprio come fa il tossicomane). L’oggetto cibo, la sostanza, è sovrainvestito. Attraverso il rapporto col cibo, negato, cercato, rifiutato o ingerito in quantità smodata, si esprime un medesimo bisogno: una disperata fame d’amore. Per questo per poter guarire e tornare ad alimentarsi correttamente è necessario che la persona venga aiutata, attraverso un percorso psicoterapeutico, a riflettere e ad affrontare sia le motivazioni personali che l’hanno portata a sviluppare tale malattia, sia sulla funzione che quest’ultima ha rivestito nel corso della sua vita.

I DCA NON SCATURISCONO DAL SEMPLICE DESIDERIO DI DIMAGRIRE

Uno dei più importanti miti da sfatare sui DCA, riguarda il fatto che per sviluppare una vera e propria anoressia-bulimia non è sufficiente, come sostengono molti studiosi, la sola spinta sociale che favorisce l’omologazione all’ideale femminile (o maschile) incentivato dall’industria della moda. Benché la nostra società effettivamente promuova un immaginario femminile contrassegnato dall’esaltazione della magrezza e delle forme esili – e uno maschile caratterizzato dal corpo muscoloso e asciutto – è necessario che la ricerca ostinata di questo ideale incontri un soggetto già segnato da una sofferenza inespressa. Perché si produca un’anoressia o una bulimia occorre che l’ideale standardizzato del corpo magro venga utilizzato come un miraggio, come un ideale impossibile da raggiungere

Dott.ssa Sara Capriotti

 
 
 

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