No! All’abbandono degli animali

“ABBIAMO AMATO INVANO UN UOMO DISUMANO.”

Abbandonare.

Il dizionario Treccani definisce questo verbo come “lasciare definitivamente e per sempre”. Finchè parliamo di una persona alla fine di una relazione ci può ampliamente stare ma nei confronti degli animali, NO.

Tutte le estati si ripete la stessa storia, ogni anno. Sempre uguale. Si accende la televisione e ci sono comunicazioni che pregano di non abbandonare i nostri amici a quattro zampe. Bisogna ricordarsi che siamo sempre noi umani a decidere delle nostre scelte. Siamo noi che decidiamo di adottare gli animali , non loro. Non si è mai visto un cane occupare abusivamente le nostre abitazioni.

Secondo la “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale” l’abbandono di un animale è “un atto crudele e degradante”.

Legge 20 luglio 2004, n.189 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 31 luglio 2004, l’articolo 727 del codice penale è sostituito dal seguente:

“Art. 727. – (Abbandono di animali). – Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. Un animale abbandonato, soprattutto se abituato solamente alla vita “cittadina” è destinato alla morte. Si troverà SOLO , senza più il suo punto di riferimento, allo sbaraglio mettendo in pericolo se stesso e terzi.

Una delle conseguenze di questo malvagio atto oltre alla MORTE è il randagismo. A chi di noi non è capitato di incontrare animali feriti e lasciati inermi per strada oppure branchi di cani che si aggirano per le vie o più spesso per le campagne abbandonate ove possono costituire un pericolo. Cosa fare in questi casi? Come comportarsi? La prima cosa da fare è chiamare le forze dell’ordine: vigili, carabinieri e polizia (quella ferroviaria se il ritrovamento avviene in prossimità di binari ferroviari, quella stradale in caso di rinvenimento su autostrada). Le forze dell’ordine contattate hanno l’obbligo di intervenire richiedendo il servizio di accalappiamento. Il cane accalappiato viene portato al canile sanitario competente per territorio.

Se l’animale è dotato di microchip ed è regolarmente iscritto all’anagrafe canina può essere restituito al legittimo proprietario immediatamente……. Al contrario, se dopo 60 giorni nessuno reclama l’animale è possibile adottarlo definitivamente.

Se l’animale, invece, non ha microchip e, quindi secondo legge, non ha padrone, viene sottoposto a sterilizzazione presso i servizi veterinari delle ASL competenti per territorio e quindi affidato “a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste” (legge 281/91). Purtroppo, nella realtà, difficilmente il canile risulta una struttura di transito, più spesso un animale che vi arriva vi rimane anche.

Tutt’altra storia è il discorso randagismo per i gatti. Se per i cani, infatti, ci sono più possibilità di rintracciare il proprietario visto l’obbligo della iscrizione all’anagrafe, per il gatto, essendo quest’ultima facoltativa, non esiste un collegamento diretto tra animale e padrone e poiché spesso gli enti locali sono dotati di canili, ma non di gattili, la cura del gatto randagio o abbandonato è sovente opera esclusiva di volontari o delle numerose associazioni per la tutela degli animali, ai quali è addossato anche tutto quanto è possibile fare per la ricerca dell’eventuale proprietario.

Oggi giorno abbiamo a disposizione vari servizi a supporto dei “nostri” bisogni. Ci sono stutture alberghiere che accettano gli animali, spiagge per cani, pensioni per animali, figure professionali specializzate, associazioni ed enti. Non ci sono scuse ma CATTIVERIA.

“… ti sarò sempre fedele, ti difenderò, giocherò con te e la tua famiglia, (con voi gioirò e soffrirò), … sarò la tua vista, il tuo olfatto, il tuo soccorso, la tua speranza, … sarò il tuo migliore amico” …Mentre il cane abbaiava queste parole l’amato “uomo” si accingeva ad abbandonarlo, in una fredda e buia strada ……il cane pianse per molti giorni, sperava che chi aveva amato più della sua vita, tornasse indietro per riportarlo a casa …… infine, rassegnato, congelato e stremato, pensò, ancora una volta, al suo Amico, perdonandolo per quel gesto ultimo: “bau bauuuu bauuuu … padrone, se un giorno dovessi di nuovo incontrarti, non potrò odiarti né serbarti rancore, coltiverò la sola speranza di esser considerato un essere vivente, quale io sono …”… dopo aver pensato ciò, il cane chiuse gli occhi … per sempre.” V.R.

CHI E’ LA BESTIA?

Non c’è educazione senza relazione.

 

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