Vaccinazioni: un dibattito sempre aperto

Cresce sempre di più la riluttanza dei genitori a far vaccinare i propri bambini, con la conseguenza che nelle aree dove il rifiuto verso i vaccini è maggiore, sono sorti, anche di recente, nuovi focolai di malattie che da tempo non rappresentavano un pericolo. Come è successo in Galles dove un’epidemia di morbillo nel 2013 ha colpito il Paese per otto mesi, infettando più di 1200 pazienti e causando un morto. Fino al 1999 in Italia era in atto l’obbligo di presentare il certificato di vaccinazione al momento dell’iscrizione del bambino a scuola, successivamente è prevalso il diritto allo studio ed i Ministeri di Pubblica Istruzione e Sanità di comune accordo decisero di permettere a tutti i bambini indistintamente di frequentare le scuole. In questi giorni l’Istituto Superiore di Sanità e il Consiglio Superiore di Sanità stanno approntando un decalogo sul futuro delle vaccinazioni in Italia, in un momento in cui le quattro vaccinazioni obbligatorie sono scese sotto la soglia rischio del 95%: antipolio, tetano, difterite ed epatite B, assieme alle cosiddette raccomandate: pertosse e Haemophilus (batterio che causa infezioni molto gravi). Ancora peggio va per morbillo, parotite e rosolia, precipitate all’86%.

Una delle cause scatenanti del rifiuto dei genitori a far vaccinare i propri figli è dovuta all’ipotesi che i vaccini, ed in particolar modo il trivalente morbillo – parotite – rosolia, potessero causare l’autismo.

Ipotesi questa nata nel 1998 in seguito ad uno studio del medico Andrew Wakefield in cui dichiarò di avere trovato anticorpi del virus nell’intestino di alcuni bimbi affetti da autismo. In seguito si scoprì che il dottore aveva falsificato le carte e per questo fu radiato dall’albo. Nonostante tutto, l’idea di un collegamento tra vaccini e autismo si diffuse in tutto il mondo generando paure e ansie nei genitori tanto che si stima che ogni anno 5 mila bambini non vengano protetti da virus ancora circolanti. Una considerazione da fare è che molte malattie infettive non sono più un problema proprio grazie alla cosiddetta immunità di gregge, perché aumentando il numero di individui vaccinati, si riduce la diffusione di virus o batteri e la possibilità di infezione. E quindi non trovando più nessuno da poter contagiare queste malattie scompaiono come è successo con il vaiolo. La questione vaccino sì o no continua a essere al centro di un acceso e infinito dibattito tra favorevoli e contrari e si è diffusa anche nel web con la nascita di gruppi di sostegno che raccolgono firme a favore o contro questa pratica sanitaria. Sono scesi in campo medici e specialisti per tranquillizzare i genitori sulla sicurezza e sull’importanza dei vaccini, spiegando come solo in casi particolari questo possa provocare reazioni nel bambino. Tutto vero, tutto dimostrato…ma certo è difficile dire ad una madre e ad un padre di stare tranquilli se nessun vaccino è sicuro al 100%.

 

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